La mediazione familiare in una metafora

Gli incontri di mediazione non sono mai uguali. Ma il primo incontro di mediazione, inevitabilmente, mi fa pensare ad un’immagine. Una metafora che ha a che fare con un treno.
Trovarsi davanti ad una coppia che si sta separando, per me è come assistere al deragliamento di un treno.
Spesso raccontano che erano alla guida della locomotiva del treno da tanto tempo e oramai non si confrontavano più né sulla rotta, né sulla mappa da seguire. Il treno andava, ma in effetti non si parlavano più nemmeno per confrontarsi sulla manutenzione ordinaria del proprio binario e sul necessario da fare per mantenere i binari paralleli.
E niente, quando il treno ha deragliato hanno capito.
Hanno dovuto prima farsi male, a volte molto male, ma hanno capito che non si poteva proseguire più così.
Un rapido controllo ai passeggeri del treno, che sembravano stare bene, mi dicono.
Non si sono accorti di niente, mi dicono.
Ma il treno ha deragliato, rispondo. E si comincia.
Si comincia dalla consapevolezza di sé e di ciò che è accaduto. Si comincia dall’ascolto e si passa attraverso le parole, che spesso sono balsamo per curare le ferite che si sono procurati. Lo scopo è accompagnarli nel trovare un nuovo equilibrio, tra di loro e nel ruolo genitoriale, con molta pazienza e attenzione.
Passo dopo passo, ricondurli al punto dove i binari hanno deragliato. E costruire insieme una nuova idea di famiglia: due binari che non camminano più nella stessa direzione, ma che si incontrano spesso perché hanno una stazione in comune, dei passeggeri di cui prendersi cura e tanto ancora da vedere ed esplorare.
La vita con la separazione non si ferma. Subisce un sussulto e si incaglia. Ma, trascorso il giusto tempo, la vita riprende, con un progetto differente.
Non si è più coniugi e non ci si ama più, ma si è sempre genitori.
E l’amore per i figli passa attraverso il rispetto per l’altro genitore.
Li amiamo veramente i bambini quando non distruggiamo l’immagine dell’altro genitore nella loro mente di bambini; quando capiamo che stanno costruendo il loro futuro di adulti guardando noi genitori; e che, se facciamo macerie delle tessere di puzzle che loro hanno per costruire la propria identità, stiamo facendo macerie del loro futuro.